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Bibliografia

:: Degrado e  proposte di intervento sul Prospetto esterno

Nell’analisi del degrado dell’edificio si è agito partendo prima dal prospetto esterno per poi soffermarsi sui prospetti che si affacciano nella corte interna ed infine si è valutato il tipo di degrado presente nei vari ambienti.  

Sulla facciata esterna si sono riscontrate diverse tipologie di degrado imputabili principalmente:

  • All’umidità risalente dal sottosuolo
  • All’umidità dovuta agli agenti atmosferici
  • Al dissesto statico.

 Si è proceduto ad evidenziare sul prospetto le zone interessate dai diversi fenomeni elencati sopra e si è creata una mappatura in cui sono state evidenziate graficamente le cose suddette.

La mappatura è stata fatta seguendo le indicazioni che vengono date dalle leggi del restauro, secondo la tipologia NORMAL. Questo tipo di mappatura permette di capire immediatamente quali siano le zone interessate da un certo tipo di fenomeno di degrado, consentendone d’impatto una lettura molto più facile. 

Per cui, con diversi segni (linee parallele a 45°, puntini sparsi in tutto lo spazio, ecc.) si sono indicati:

  • la risalita capillare
  • il distacco degli elementi decorativi di cemento delle finestre
  • le lesioni presenti
  • alterazione cromatica
  •  l’intonaco a vista

 La risalita capillare

 L’umidità dovuta alla risalita dell’acqua dal sottosuolo interessa tutta la zona bassa della facciata della casa, l’altezza dell’acqua in risalita capillare è più o meno uniforme per tutta la lunghezza, ed è di circa 1,50 m. Ciò è dovuto alla presenza del rivestimento in granito, il quale  non consente la traspirazione del muro, pertanto l’acqua continua a salire finché non trova una via di fuga dalla muratura stessa.

Le tecniche che vengono maggiormente usate per l’eliminazione della risalita capillare dell’acqua sono:

  • Drenaggio del suolo
  • Taglio della muratura e inserimento di barriere di vario tipo
  • Drenaggio delle murature e procedimenti di deumidificazione mediante:
    -sifoni aeranti
    -intonaci osmotici
    -elettro-osmosi
    -deumidificatori elettronici.
  • Impermeabilizzazione dei muri con iniezione per imbibizione ad alta o bassa pressione di resine sintetiche.

Nel caso in questione si è ipotizzato, nella  muratura interessata al fenomeno,   l’inserimento di sostanze che blocchino la risalita dell’acqua ma che, nel contempo, consentano il passaggio del vapore acqueo, si tratta di sostanze che vengono utilizzate nel caso in cui si abbia a che fare con tufi, trachiti, mattoni in terra (da qui la scelta), materiali in genere che abbiano una grandissima capacità di assorbire l’acqua stessa.

 La scelta dovrebbe ricadere su un prodotto siliconico in diluizione d’acqua dessalinizzata. In sostanza questo tipo di prodotto reagisce con i sali presenti all’interno dei capillari dando origine a delle reazioni che formano dei nuovi sali che non hanno la capacità di risucchiare l’acqua del sottosuolo.  L’operazione verrebbe  eseguita dalla parte interna del prospetto per la già citata presenza della zoccolatura che non consentirebbe la realizzazione dei fori.

Se l’umidità avesse causato un’erosione superficiale della struttura muraria vera e propria, si sarebbe dovuti procedere alla sostituzione dei mattoni deteriorati con dei nuovi ladiri, in maniera tale da mantenere la forza e consistenza della struttura muraria originaria. Inoltre sarebbe stato utile innalzare il basamento in maniera tale che l’acqua non intaccasse nuovamente la struttura muraria in terra cruda. Per quanto concerne l’intonaco da utilizzare il discorso è del tutto simile a quello fatto successivamente per quanto concerne il recupero del degrado causato dalla caduta delle acque meteoriche.

Dissesto statico

 Procedendo nell’analisi della facciata si è riscontrato un problema di ordine statico, per cui si è cercato di analizzare la causa che ha dato origine alla fessura sulla parte superiore sinistra del prospetto stesso. La fessura dà origine ad una separazione delle pareti di circa 1 cm nella parte più alta e, man mano che si sposta verso il basso, và sempre più stringendosi, fino a scomparire.

L’ipotesi più probabile è che il terreno sottostante la parte inferiore sinistra dell’abitazione sia interessato da un piccolo collassamento che provoca una rotazione di tutta la zona sinistra rispetto a quella destra, per cui si sta creando una separazione fra le due parti del prospetto; a conferma di questa teoria vi è il fatto che questi edifici abbiano delle fondazioni non troppo profonde, per cui ad ogni piccolo movimento del terreno vi è una ripercussione direttamente sulla struttura stessa.

O altra ipotesi plausibile è che la struttura di copertura stia gravando sulla muratura esterna di sostegno e che la spinta, diventando eccessiva, causi le lesioni accennate.  

Nel caso in cui un edificio sia interessato da un degrado di tipo statico le ipotesi di intervento sono le seguenti: 

  • Utilizzo di tiranti metallici o catene
  • Utilizzo di tirantini in acciaio alloggiati in fori trivellati nella muratura
  • Intervento diretto sul terreno ed infiltrazione di materiale di sostegno

Nel caso in cui le fessure siano date da spinte di volte si potrebbe intervenire con:

  • sospensione della volta ad un nuovo solaio in cemento armato mediante  l'utilizzo di tiranti di acciaio
  • sospensione della volta a travi di acciaio mediante l'utilizzo di sistemi strallati
  • rimozione e sostituzione delle masse di riempimento con materiali più leggeri (pomice, calcestruzzo alleggerito, argilla  espansa).

 Visto il materiale con cui è fatta tutta la struttura l’utilizzo di tiranti in metallo e quello delle catene è sconsigliato, infatti, in murature in mattoni di terra cruda, un tirante ha indubbiamente poca presa a causa della bassa resistenza a trazione del materiale e della possibilità di creazione di crepe in corrispondenza degli ammorsamenti.

Una possibilità di intervento con le catene rimarrebbe se queste fossero in legno, anche perché esteticamente risulterebbero più inseribili nel contesto della struttura.

Pertanto il modo consigliato sarebbe quello di cercare di vedere il motivo effettivo che ha provocato la lesione ed agire su questo. Si è detto che probabilmente il dissesto statico è causato dalla rotazione di una parte della base della struttura rispetto all’altra, se l’edificio non fosse realizzato in ladiri, l’intervento più utile sarebbe stato quello di inserire del cemento alla base della struttura, ma in tal caso non è fattibile a causa della poca compatibilità fra il materiale terra e il cemento, infatti si potrebbero verificare distaccamenti e creazione di sali lungo i margini di collegamento.

 Un metodo consueto in questo tipo di edifici è quello dell’utilizzo di contrafforti in ladiri, ma in tal caso sarebbero a vista e rovinerebbero la vista d’insieme della struttura.

Peraltro il migliore intervento potrebbe essere quello di inserire alla base della struttura stessa un rinforzo (in sostituzione di quello in cemento) costituito da un impasto di terra, paglia, frammenti di tegole, che costipassero il terreno sottostante e che, quindi, garantisse una buona solidità di base.

 Ancor meglio sarebbe la realizzazione di una sottomurazione in mattoni di terra cotta o in pietrame che ne rafforzino le fondazioni e creino un collegamento più forte in tutto l’insieme.

“La sottofondazione in muratura può essere validamente adottata se i lavori devono essere eseguiti a modesta profondità e se i carichi al piede della muratura sono anch’essi modesti: ciò si verifica in pratica nelle costruzioni normali di pochi piani, senza scantinati e quindi con fondazioni poco al di sotto del piano di campagna o del livello stradale.

I lavori di sottofondazione muraria vanno eseguiti per tratti successivi ed in maniera tale da ridurre il più possibile gli effetti delle azioni di trascinamento nelle strutture soprastanti.

Se le strutture in elevazione presentano dei vuoti e dei pieni disposti su allineamenti verticali (maschi murari o finestre) le operazioni di scavo sottofondale e di sottomurazione dovranno iniziare nelle zone corrispondenti ai vuoti che sono evidentemente le meno sollecitate.”

Naturalmente, nella realizzazione delle sottofondazioni, la parte immediatamente superiore rispetto a quella interessata all’intervento andrà puntellata. 

La sottofondazione, negli interventi su questi tipi di strutture, va realizzata con l’utilizzo di ladiri e di malta di calce, gli stessi materiali della muratura sovrastante.

Successione delle fasi di intervento nella realizzazione delle sottofondazioni:

  • Scavo del terreno sino alla quota della fondazione
  • Divisione del cantiere in sottocantieri di intervento
  • Esecuzione della muratura di sottofondazione, fino al raggiungimento della fondazione esistente, lasciando uno spazio dello spessore di un mattone per l’inserimento di zeppe di legno
  • Rincalzo delle zeppe di legno per 3 o 4 giorni
  • Eliminazione delle zeppe ed esecuzione dello strato di ladiri di collegamento fra il vecchio basamento e la nuova sottomurazione
  • Esecuzione delle sottofondazioni nei sottocantieri successivi ma non immediatamente adiacenti al precedente.

 In alternativa all’utilizzo delle catene in acciaio si potrebbero sistemare catene in legno, in ogni caso queste “legherebbero” tutta la struttura e consentirebbero un blocco anche solo parziale della rotazione della muratura sinistra; esse sono già state utilizzate in diversi interventi di recupero negli edifici in terra del Sud America, dando dei buoni risultati.

 

La caduta delle acque meteoriche

 Un ulteriore tipo di degrado presente è dovuto all’azione degli agenti atmosferici ed in particolar modo alla caduta delle acque meteoriche, le quali scivolano sul cornicione del prospetto, dando origine, in certe zone, a delle strisce  più chiare rispetto al colore della tinta.

Purtroppo non si ha la possibilità di incanalare l’acqua lungo la parte centrale del prospetto, pertanto questo problema non è facilmente risolvibile, se non ritinteggiando periodicamente il cornicione per evitare che la differenza cromatica fra la zona interessata dal fenomeno e quella non interessata sia eccessiva.

Per quanto concerne il ripristino degli intonaci sulla facciata, esso deve essere sempre effettuato con della calce, non deve mai contenere alcun componente cementizio, infatti questo causerebbe la formazione di uno strato friabile e facilmente deteriorabile.

La prima operazione da fare è quella di pulitura della muratura, di essa ne dà una descrizione Paolo Usai: “Una spolveratura preliminare a secco, con un pennellino morbido che elimini eventuali detriti, è l’unica operazione di pulitura che si raccomanda. Per consolidarne la materia bisogna impregnarla con una sostanza adeguata: solitamente vengono consigliate delle resine acriliche. Si tenga presente che maggiore sarà la concentrazione della resina, minore sarà il suo grado di penetrazione all’interno del mattone.

  E’ meglio consolidare in ore non troppo calde, per evitare una rapida evaporazione del solvente a scapito della penetrazione in profondità del consolidante; per consolidare singoli mattoni separati è meglio lavorare in luoghi freschi.

Tra le varie resine a disposizione la più utilizzata è la Paraloid per il fatto che questa resina si vende secca, in grani ed è facile e sicura da trasportare, fattore di non secondaria importanza quando si prevedano spedizioni per via aerea; analogamente i solventi adatti (diluente nitro, acetone) sono sempre facilmente reperibili in sito, circostanza che agevola tutte le operazioni. E’ bene eseguire il consolidamento tramite percolazione ed eseguire  immersioni totali, poiché queste, nonostante siano più efficaci, potrebbero condurre alla dissoluzione del manufatto. Bisogna comunque tener presente che la resina scurisce la materia.

Una volta completata l’imbibizione ed evaporato completamente il solvente, ovvero quando il manufatto non emana più odore di solvente, si procede alla riadesione di eventuali frammenti con resine acriliche in tubetto, come quelle comunemente usate nel modellismo; è inutile usare resine epossidiche o perni perché il mattone crudo, benché consolidato,  sarà sempre troppo fragile per sopportare la tensione esercitata da interventi di questo tipo.

Eventuali stuccature si devono eseguire prima dal consolidamento per impregnazione, con lo stesso impasto del mattone (argilla, sabbia e acqua), con l’aggiunta di modeste quantità di adesivo acrilico in emulsione acquosa.

E’ bene eseguire le stuccature con un leggero sottoquadro e rammentare, infine, che eventuali analisi scientifiche, come la datazione dei residui organici contenuti nell’impasto mediante il radiocarbonio 14, devono essere eseguiti su campioni non trattati in alcun modo”.

 Mentre il rivestimento consigliato sia per gli esterni che per gli interni per una muratura in terra cruda è consigliato da Enrico Fodde, esso è dato da una successione di “quattro strati: 1) fango e paglia molto fine; 2) 1 parte di calce, 2 parti di sabbia, 2 parti di terra,1/2 parte di peli di animale; 3) calce e aggregato; 4) latte di calcio più pigmenti”.

 


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