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Descrizione dell’edificio
La tipologia edilizia
I vantaggi della terra cruda
Storia di Selargius
Notizie storiche
I passaggi di proprietà
Interventi di recupero sull’edificio
La divisione della casa a corte

I principali elementi di fabbrica
Le fondazioni
Il prospetto
I mattoni
La pavimentazione
Gli affreschi
L’impianto elettrico

Progetto di recupero dell’edificio
Il degrado sul prospetto
Il degrado negli interni
Il degrado delle coperture
Il recupero degli infissi

Riferimenti
Bibliografia

:: Gli affreschi

I controsoffitti intonacati sono anch’essi, come le mattonelle, un’innovazione di fine ‘800 e inizi del XX secolo. Tutti gli ambienti, ed in particolare il salotto e la camera da pranzo, vennero affrescati nelle volte e nelle pareti.

In questo edificio le pitture vennero realizzate nel 1912, quando la casa venne ristrutturata prima del matrimonio fra Saverio Cabras Pisu e Speranza Putzu Loddo, e furono ad opera di Battistino Scano (noto Baciccia), il quale nello stesso anno restaurò anche le pitture presenti nella cupola della chiesa parrocchiale selargina intitolata alla Beata Maria Vergine Assunta, e negli stessi anni realizzò molti degli intonaci affrescati presenti in diverse abitazioni della cittadina.

Gli affreschi seguivano il tema della funzione che aveva l’ambiente in cui venivano fatti, sono quindi presenti, di volta in volta, scene di caccia, paesaggi marini, raffigurazioni delle arti e dei mestieri, etc.

In questo edificio, in particolare, sono tuttora presenti degli affreschi sopra tutte le cornici delle porte e delle finestre che si affacciano lungo la prima parte della “lolla”, in sostanza la parte più signorile. Si tratta di immagini raffiguranti vasi di fiori, uccelli e un ramo di vite, posto sopra l’ingresso della cucina. Questi furono realizzati nello stesso anno di quelli presenti all’interno dei vari ambienti, ma, successivamente ne erano stati fatti degli altri, come si è potuto constatare nel momento in cui sono stati eseguiti i lavori che hanno portato alla luce gli elementi floreali descritti. Si trattava di scene raffiguranti grandi cornici con dei mascheroni sui lati, col cambiare dei tempi e dei gusti non si era pensato di recuperare i disegni precedenti ma questi furono coperti con nuove rappresentazioni; nel momento in cui, nel 1995,  si sono ritrovati entrambe gli strati si è ritenuto più  valido, dal punto di vista storico,  riportare alla luce le pitture più antiche, nonché le più artisticamente significative.

Naturalmente la pittura doveva poggiare su un materiale che desse sicurezza di longevità, quindi la calce che veniva utilizzata doveva assicurare molta presa sulla muratura in crudo e doveva “tenere” a lungo gli affreschi.

In particolare veniva utilizzato “su pruineddu”, calce idrata che veniva acquistata nelle cave, per ottenerla si faceva cuocere il calcare, successivamente il residuo veniva messo a reagire con l’acqua e si otteneva una calce molto forte. 

E’ bene inserire qualche immagine rappresentativa, partendo dagli affreschi interni e poi mostrando le cornici delle porte e finestre che si affacciano sulla lolla.


Anche la pareti laterali venivano affrescate, sebbene i quadretti riportati sotto sembrino carta da parati, si tratta di pitture realizzate con degli stampi che venivano immersi nella vernice e poi passati sulla superficie.


Le fotografie sottostanti mostrano i vasi di fiori e le cornici che abbelliscono le porte che consentono l’ingresso agli ambienti attorno alla lolla; essi sono stati leggermente ritoccati nel 1995 al momento del loro rinvenimento, infatti gli strati di tinta che li ricoprivano, realizzati  successivamente, ne hanno consentito una buona conservazione.



 


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